Avere un nome d’arte può sembrare una cosa fichissima e in effetti lo è, tolte quelle volte però in cui magari qualcuno si “confonde” e ti ribattezza in modo diverso davanti ad una platea di persone.

Ora, immaginate già l’imbarazzo che tutti proviamo quando qualcuno ci chiama con un nome diverso dal nostro e non riusciamo a trovare il coraggio di rispondere che in effetti il nostro nome è un altro.

Durante una delle prime gare di canto a cui ho partecipato, il conduttore dopo avermi annunciato con il nome di Rosso “Maltese”, mi presentò di nuovo al pubblico prima di iniziare a cantare come Rosso “Malvas”. La cosa lì per lì era imbarazzante, il conduttore cercava di nascondere il fatto di non ricordare come mi chiamassi con dei suoni simili a chi ha una caramella in bocca e la gente, perplessa, non capiva quale effettivamente fosse il modo giusto per poter pronunciare il mio nome.

Ma per la serie “non c’è mai fine al peggio” il momento più imbarazzante arrivò quando il presentatore di un evento, intento a lanciare il brano con il quale mi sarei esibito, mi chiamo “Rospo Malpelo” con estrema convinzione.
Esatto! avete letto bene! Mi diede del “Rospo” proprio prima di cantare, davanti a tutto il pubblico.

In realtà la scelta di questo nome è nata quando mi trovai tra le mani il testo della novella di Giovanni Verga. Ero ancora al liceo e non scelsi di leggerla, ma mi fu affidato come compito.
Raccontava di questo ragazzo sfigatello, rosso di capelli, agli occhi della gente, cattivo, malvagio, quasi diabolico. Era visto da tutti come una persona diversa da ciò che era e non poteva che subirne le conseguenze nella vita di tutti i giorni.
Quel personaggio mi colpì.
Nell’ingiustizia di ciò che viveva non potevo che rivederci il mio stesso percorso.
Per tantissimo tempo io mi ero sentito così.
Io ero stato come lui: solo, malvisto, giudicato, incompreso.
Esattamente come lui, un po’ per rabbia, un po’ per provocazione, avevo fatto scelte nella vita controcorrente.
Affrontavo le mie giornate con uno spirito negativo, ma allo stesso tempo con un senso di voglia di riscatto che pretendevo dalla vita.
Era per me un personaggio forte, coraggioso e orgoglioso. Era un esempio da seguire. Era tutto ciò che volevo essere anche io.

Decisi allora di dare un nuovo senso al nome di quel personaggio trasformando la sua figura nel mio alter ego.
Rosso Malpelo non sarebbe più stato solo una figura su carta, ma sarebbe stato il mio biglietto da visita. Sarebbe diventato il mio modo per dire: “Ecco, io sono esattamente così! Senza paure, senza pregiudizi, forte, più di tutto il resto, più delle parole di chi non mi capiva”.

Volevo raccontare qualcosa. Volevo raccontarmi a tutti in un modo nuovo e con questa carica ho deciso di mettere in musica la mia storia, i miei passi, il mio percorso.

Così è nato Rosso Malpelo. Così sono nato io.

Scopri invece come è nato il brano “La Notte” cliccando qui

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